
Foto di Antonella Pavese
Allora, fase preliminare:
bisogna guardare il proprio archivio fotografico.
Cercando di capire:
"Perché faccio fotografie"
e soprattutto
"Perché ho fatto queste fotografie".
Credo che la risposta a queste domande non sia chiara se non osserviamo le nostre fotografie.
Tu ad esempio, fotografando esprimi una delicatezza che non esprimi con la stessa intensità in altro modo. Dentro questa delicatezza, delle tue immagini, forse c'è una parte della risposta a questa domanda.
Quindi:
credo che fotografando si compia una ricerca, che questa ricerca si nasconda dentro le immagini,
che bisogna dare il tempo alle immagini di parlarci.
Perché le immagini parlino, bisogna selezionare quelle in cui il c'è maggior trasparenza.
Quelle in cui il rispecchiamento tra te e l'immagine sia stato più limpido.
A volte la nostra presenza dentro una foto è così ingobrante da non lasciare spazio a nessun rispecchiamento nella realtà fuori di noi. In altre si scelgono soggetti che ci riflettono in maniera troppo speculare. A volte invece questo processo di rispecchiamento si compie in maniera più equilibrata e lo svelamento della nostra ricerca, simultaneamente ci parla di noi e di ciò che è fuori di noi. Ci parla di qualcosa che ci accomuna profondamente al mondo.
Questa, è la mia "visione esistenziale" del portfolio.


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