sabato 11 febbraio 2012

REALISMI & REALTA'. Da Giotto a Deineka

Sono stata ad Assisi. Qualche tempo fa ero stata alla mostra Realismi Socialisti. Assisi, tutta intera, e gli affreschi di Giotto in particolare, sono una enorme installazione di Realismo Borghese. Giotto, uomo del popolo poi fattosi ricco, protocapitalista dell'affresco, che prestava il denaro a interesse ed aveva fatto della sua bottega un'azienda efficiente, si prestò ad una lettura di Francesco e più ancora ad una rappresentazione di Francesco, che nascondesse, fino al punto di umiliarle, tutte quelle parti del suo messaggio che non fossero funzionali alla crescita della protoborghesia e della sua chiesa. Giotto e Francesco furono due uomini che vissero in una fase di grande dinamismo ma intesero quella spinta in modo diametralmente opposto e il primo cercò di addomesticare la spinta dell'altro. I Realismi Socialisti si posero anch'essi al servizio di una visione del mondo e della storia. Anch'essi furono co-creatori di quella storia. Non tutti gli autori che produssero opere durante i Realismi Socialisti furono dei Giotto ( neanche ad Assisi del resto ogni mano è all'altezza della sensibilità del Bondone) e non so se mai in quella fase furono immaginate e realizzate opere così radicali e grandiose come la Basilica di San Francesco, che fu eretta in tre ordini sovrapposti, sempre più grandiosi e sfarzosi, al limite del grottesco, o Santa Maria degli Angeli, maestosa costruzione che racchiude e disperde la straordinariamente piccola Porziuncola. L'arte rimane nei secoli, in Occidente almeno, la narrazione dei sogni del committente e quando committente e autore si trovano concordi possono nascere capolavori, possono nascere nuove forme e nuove visioni. In mancanza di un committente con cui condividere la propria visione del mondo - come fu per Van Gogh, come fu per Gauguin, artisti che non poterono e non vollero rappresentare l'ideologia del tempo - i capolavoro furono postumi, dopo che lo scorrere degli anni ebbe disinnescato ed offuscato la critica radicale che essi mossero al presente.

Gli altri distinguo, che permettono agli studiosi di settore di porre l'arte del Realismo Socialista fuori dai libri di Storia dell'Arte, mancano di prospettiva storica e vogliono leggere con la lente distorta del Romaticismo ottocentesco, una ipotetica personalità sempre autonoma e il più delle volte ribelle dell'artista. Ma la ribellione o l'accesa sensibilità non è una variabile legata all'arte, ma all'essere umano, quando ne trova il coraggio e la generosità, e l'arte non è certo il regno privilegiato né dell'una, né dell'altra. L' arte è il regno della Forma e la Forma può condurti ovunque se hai abbastanza tempo e denaro per seguirla.

domenica 29 gennaio 2012

Lo sguardo sul presente. Del Coraggio e della Generosità ovvero: cos'è stato, cos'è e cosa sarà il Partito Comunista per me

 Questo post è stato scritti molti mesi fa e rispecchia i miei pensieri di quei giorni

Dritto negli occhi.
Guardare dritto negli occhi, per vedere cosa?
Possibilità, maree possibili di cambiamento - il ritmo del cuore che rende chiaro il presente e ti dà la chiave del futuro; i tamburi, che ti portano un passo più avanti, sempre un passo più in là - o confusione, giri vorticosi nell'incertezza?
Ci vuole un punto da cui partire, da cui anche uno sguardo deve partire. Un punto fermo. Se avessi un punto fermo potrei battermi, è già successo.

Ma poi, quel punto che era diventato una montagna, si è dissolto davanti a me, in un attimo lungo, che ancora dura. Se solo riuscissi a trattenere le certezze, a pensare che è possibile, che posso farcela a mantenere lo sguardo fisso sul presente ... se soli avessi coraggio.

Il Coraggio è il mio Maresciallo di Francia, ma mi resta fedele ad una condizione: vuole avere al suo fianco la Generosità, ne è innamorato.
Il coraggio vuole che la Generosità sia onesta e cristallina.

Ma, a volte, sa riconoscerla anche quando è solo un bagliore nascosto. Come un diamante la vede brillare sotto le parole, sotto la rabbia, la determinazione, l'asprezza, il lavoro incessante e anche sotto l'ingenuità e l'ambizione, l'avidità e l'ingordigia e anche più giù, in profondità, negli sguardi delle faine.

A volte invece il Coraggio pensa che la Generosità si è spenta davvero. Che non è più lì, a generare il cambiamento: la Generosità, quella fiducia senza ragioni, è andata perduta e il Coraggio resta solo, perde il suo bastone da Maresciallo e se ne torna a casa. Passano gli anni e il Maresciallo passa il tempo curvo sui libri, studia di magia il Maresciallo e di alchimia:


... C'è solo bisogno di condizioni favorevoli perchè la trasmutazione abbia luogo: perché la Generosità rinasca. Perché il piombo si trasformi in oro c'è solo bisogno di poterlo condivedere, di vederlo nelle mani di chi è con te.

"Perché farlo per altri, perché non farlo per se stessi?" " Perché gli altri erano più di me, erano più di uno e quindi possedevano la chiave della magia, potevano trasmutare il loro piombo in oro e nel momento in cui ero con loro potevo farlo anch'io".

Ripensò a quando ancora aveva con sé il suo bastone di Maresciallo, quando la Generosità era al suo fianco e rendeva luminoso tutto lo spazio intorno a lui, quando davvero era un mago, un alchimista:

"Quando davvero ho provato a fare magie con la mia gente, è stato bellissimo. Insieme eravamo vivi e cambiavamo il mondo, lo rendevamo migliore. Poi è arrivato un mago più forte di noi, ha preso tutto il nostro oro e lo ha reso polvere, ci ha soffiato sopra e ha disperso tutta la nostra ricchezza. Ci ha messi uno contro l'altro e noi ci siamo allontanati sempre più. Dispersi, soli, non eravamo più capaci di vedere che un piccolo spicchio del mondo, ogni magia si riduceva ad un piccolo esercizio domestico: eravamo capaci di trasformare la farina in biscotti, ma non il piombo in oro.

Ciechi e soli, eravamo ciechi e soli e lo siamo stati per tanto tempo, anche se poi la vita continuava e cercavamo di renderla lucente. Cercavamo di accendere piccoli fuochi per scaldarci e a volte riuscivamo ad essere felici.

E adesso? adesso che il mondo brucia noi possiamo davvero tornare a fare magie? Sarà vero che ne siamo ancora capaci? che la nostra fiducia non è andata persa? che chi ha continuato a combattere durante la devastazione è riuscito a salvaguardare le sue doti di mago della luce, che ancora conserva la sua Generosità nel cuore ?

sabato 7 gennaio 2012

Nel cielo. ‘Ashaliyah


Il sole
la luna
i fiori
la terra...
i colori dei pensieri che ho nella mente.

Ed ogni pensiero cerca di occupare il  suo posto
il posto che gli spetta.

- ognuno di noi cerca di occupare il  suo posto, il posto che gli spetta.


Chissà quanto tempo ci vorrà ancora perché ogni pensiero fiorisca.

Quanti momenti di allegria, quanta tristezza.

Quante volte scambierò la fiducia per illusione.

Quante volte dubiterò per ogni passo immaginato

Quante volte eviterò di correre, per non pensare che a correre ho rinunciato.

Eppurelo lo so
che tornerò a correre
e che sarò allegra ad ogni passo
e che ogni pensiero mi regalerà un fiore che troverà il suo prato.

Ancora un po' di pazienza... solo un po' di pazienza

COLLAGE DI PRATO